In Anticaduta Toscana ci occupiamo di sicurezza per tetti e coperture attraverso l’installazione, la manutenzione e l’ispezione di sistemi anticaduta come le linee vita. Per svolgere questi interventi è fondamentale utilizzare DPI adeguati e conoscere le normative che regolano dispositivi, pratiche e formazione.
In questo articolo approfondiamo la norma UNI EN 397, dedicata a un elemento cruciale per chi lavora in quota (e non solo): l’elmetto di protezione. Vedremo in particolare le novità introdotte dalla revisione UNI EN 397:2026 (pubblicata il 15 gennaio 2026 come recepimento italiano della norma europea EN 397:2025) con la distinzione tra Tipo 1 e Tipo 2, e faremo un quadro generale delle normative tecniche per la sicurezza anticaduta.
Articolo in sintesi:
- La norma UNI EN 397 regola gli elmetti di protezione per uso industriale.
- Nel 2026 è entrata in vigore in Italia la nuova versione della norma (UNI EN 397:2026, che recepisce la EN 397:2025): sostituisce la precedente UNI EN 397:2013 (recepimento della EN 397:2012+A1:2012) e introduce due classificazioni, Tipo 1 (protezione dall’alto, come la vecchia 397) e Tipo 2 (protezione anche da impatti laterali, frontali e posteriori, con requisiti vicini a quelli della EN 12492).
- L’opzione per l’isolamento elettrico a 440 V è stata rimossa: i caschi con proprietà dielettriche devono ora essere certificati secondo EN 50365:2023.
- Per il lavoro in quota con rischio concreto di caduta, il Tipo 2 (o la doppia certificazione UNI EN 397 + EN 12492) è oggi la scelta tecnicamente più coerente.
Il quadro di riferimento per la sicurezza sul lavoro in quota
Il punto di partenza è il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. Il Titolo IV, Capo II disciplina in particolare i lavori temporanei in quota, definendo le misure che i datori di lavoro devono adottare per prevenire le cadute.
L’art. 107 fornisce la definizione legale: i lavori in quota sono tutte le attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile.
L’art. 111 stabilisce gli obblighi del datore di lavoro, che deve scegliere le attrezzature più idonee e garantire la valutazione dei rischi prima di autorizzare qualsiasi lavoro in altezza.
Una considerazione dalla nostra esperienza in cantiere: la soglia dei 2 metri viene spesso percepita come “bassa”, ma i dati INAIL sugli infortuni nel settore edile mostrano che una quota rilevante delle cadute gravi avviene proprio a quote contenute, dove la percezione del rischio è minore e la guardia si abbassa. Per un approfondimento aggiornato, si rimanda agli Open Data INAIL.

Norma UNI EN 397 elmetti e caschi di sicurezza
La norma UNI EN 397 specifica i requisiti fisici e prestazionali, i metodi di prova e i requisiti di marcatura per gli elmetti di protezione per uso industriale. È la norma di riferimento in cantiere.
L’elmetto è lo strumento base per molti lavori, possiamo dire di averlo sempre in testa. Le norme servono proprio a definirne le caratteristiche in base al livello di protezione che offre.
Fino al 2026, in Italia era in vigore la UNI EN 397:2013 (recepimento della EN 397:2012+A1:2012). Il 15 gennaio 2026 è entrata in vigore la nuova UNI EN 397:2026, che recepisce la EN 397:2025 e porta al cambiamento più significativo della norma degli ultimi trent’anni. Ecco come funziona.
Un elmetto certificato UNI EN 397 protegge essenzialmente da:
- Caduta di oggetti dall’alto sulla calotta: test con percussore emisferico da 5 kg lasciato cadere da 1 m (energia 49 J); la forza massima trasmessa non deve superare 5 kN.
- Resistenza alla perforazione: percussore conico da 3 kg da 1 m; il percussore non deve entrare in contatto con la testa.
- Resistenza a pioggia, UV e invecchiamento.
- Resistenza alla fiamma: il materiale non deve bruciare più di 5 secondi dopo la rimozione della fiamma.
A questi requisiti obbligatori si affiancano alcuni requisiti opzionali — dichiarati dal fabbricante e riportati nella marcatura:
- Temperature estreme (−20 °C, −30 °C, +150 °C)
- Deformazione laterale (LD)
- Schizzi di metallo fuso (MM)
- Proprietà elettriche (solo nella vecchia EN 397:2012, con test a 440 V c.a.; nella UNI EN 397:2026 questa opzione è stata rimossa e le proprietà isolanti sono ora coperte dalla EN 50365:2023)
La novità della UNI EN 397:2026: Tipo 1 e Tipo 2
Il cambiamento più rilevante della revisione 2026 è l’introduzione di due tipologie di elmetto con requisiti prestazionali distinti.
Tipo 1 — Offre una protezione sostanzialmente equivalente alla vecchia EN 397:2012: assorbimento dell’urto sulla sola calotta (crown). Pensato per lavoratori a terra esposti al rischio di caduta di oggetti dall’alto. Il sottogola resta opzionale.
Tipo 2 — Estende la protezione a impatti laterali, frontali e posteriori (off-crown). L’energia del test sulla calotta sale a circa 98 J (contro i 49 J del Tipo 1), mentre sui lati è di 24,5 J con percussore piatto da 5 kg. Il sottogola è obbligatorio come parte integrante del sistema di ritenuta. È la tipologia pensata per il lavoro in quota e per scenari dove la testa può impattare contro superfici o strutture durante una caduta.
Attenzione a un punto importante: il Tipo 2 non è perfettamente sovrapponibile alla EN 12492 (norma per alpinismo e lavori verticali). Le energie di impatto laterale sono diverse, e i due percorsi di certificazione rispondono a logiche differenti. La UNI EN 397:2026 Tipo 2 nasce per il contesto industriale, la EN 12492 per quello alpinistico e di accesso su fune.
Un consiglio pratico dalla nostra esperienza in quota: per chi lavora su tetti, coperture o in posizioni dove è concreto il rischio di caduta con impatto della testa, valutare caschi conformi alla nuova UNI EN 397:2026 Tipo 2, oppure a doppia certificazione UNI EN 397 + EN 12492. Un elmetto conforme solo alla vecchia UNI EN 397:2013 — o alla nuova UNI EN 397:2026 Tipo 1 — non è progettato per questi scenari e può diventare pericoloso.
I caschi già certificati secondo UNI EN 397:2013 rimangono validi (quando utilizzati in un contesto appropriato) fino alla scadenza della loro certificazione, ma in fase di nuovo acquisto è opportuno specificare la conformità alla UNI EN 397:2026, e in particolare al Tipo 2 quando il contesto operativo lo richiede, come nel nostro caso.
La marcatura obbligatoria degli elmetti UNI EN 397
Ogni elmetto conforme deve riportare stampati o impressi in modo permanente:
- Il numero della norma (es. UNI EN 397:2026)
- Il nome o la marca del fabbricante
- Il modello/tipo di elmetto
- L’anno e il trimestre di fabbricazione
- Il range di taglie (circonferenza testa in cm)
- Il materiale della calotta (es. ABS, PC, HDPE)
- Le eventuali marcature per i requisiti opzionali (es. −30 °C, LD, MM)
Utilizzare elmetti privi di queste marcature non è consentito ed espone a rischi di sicurezza e a responsabilità in capo al datore di lavoro.
Le tre norme per i caschi da lavoro: UNI EN 397, EN 812, EN 12492
Non tutti i caschi sono uguali. Il lavoro in quota espone a rischi specifici che richiedono il DPI corretto:
| Norma | Destinazione d’uso | Protezione principale | Adatto al lavoro in quota? |
|---|---|---|---|
| UNI EN 397:2013 (recepimento EN 397:2012+A1:2012) | Cantieri e ambienti industriali | Caduta di oggetti dall’alto sulla calotta | Solo come protezione dagli oggetti; non adeguato da solo dove c’è rischio di caduta del lavoratore |
| UNI EN 397:2026 Tipo 1 | Cantieri e ambienti industriali (operatori a terra) | Caduta di oggetti dall’alto | No, se c’è rischio di caduta con impatto |
| UNI EN 397:2026 Tipo 2 | Ambienti industriali + lavoro in quota | Impatti verticali, laterali, frontali, posteriori | Sì |
| EN 812 | Ambienti interni, magazzini | Urti della testa contro oggetti fissi | No — non sostituisce la UNI EN 397 |
| EN 12492 | Alpinismo, lavori verticali, tree climbing, accesso su fune | Impatti multidirezionali | Sì, in particolare per lavori verticali su fune |
Come funziona il sottogola dell’elmetto di sicurezza
Il sottogola è uno degli aspetti che meglio riflette la destinazione d’uso del casco:
- Nella UNI EN 397 (quando il sottogola è presente) il sistema è progettato per rilasciarsi sotto una forza compresa tra 150 N e 250 N — una soluzione anti-strangolamento pensata per l’ambiente industriale, dove il cinturino potrebbe impigliarsi in macchinari o strutture.
- Nella EN 12492 il sottogola è obbligatorio e deve resistere senza rompersi né allungarsi oltre i limiti previsti a una forza di 500 N: la logica è opposta, perché in caso di caduta l’elmetto deve restare saldamente sulla testa.
- Nella UNI EN 397:2026 Tipo 2 il sottogola è obbligatorio, con requisiti di ritenuta più stringenti rispetto al Tipo 1.
Scegliere il casco giusto significa anche scegliere il sottogola giusto per il contesto: un casco EN 12492 in un ambiente industriale con parti mobili può diventare un rischio; un casco UNI EN 397 Tipo 1 su un tetto può lasciare la testa scoperta proprio nel momento critico.
L’ecosistema normativo dei DPI anticaduta
L’elmetto è solo una parte del sistema di protezione. Chi lavora in quota deve essere consapevole dell’intera filiera normativa dei DPI anticaduta, regolamentata dal Regolamento UE 2016/425. Ecco le norme chiave:
- EN 361:2002 — Imbracature per il corpo (imbrago completo)
- EN 354:2010 — Cordini (elementi di collegamento)
- EN 355:2002 — Assorbitori di energia
- EN 358:2018 — Cinture e cordini di posizionamento sul lavoro
- EN 360:2023 — Dispositivi anticaduta di tipo retrattile
- EN 353-1:2014+A1:2017 — Dispositivi anticaduta guidati su linea rigida
- EN 353-2:2002 — Dispositivi anticaduta guidati su linea flessibile
- EN 363:2019 — Sistemi individuali anticaduta (norma “ombrello” che integra tutti i componenti)
- EN 365:2005 — Requisiti generali per istruzioni, manutenzione, revisione periodica, riparazione, marcatura e imballaggio
La EN 363:2019 è spesso quella meno considerata: non basta possedere un imbrago EN 361 e un cordino EN 354, devono essere compatibili tra loro e utilizzati all’interno di un sistema progettato e documentato.
Come scegliere il DPI giusto
La scelta dei DPI nasce da una progettazione accurata sulla base dell’analisi del rischio, che deve precedere qualsiasi acquisto o installazione. Ecco come individuare la giusta protezione:
- Identificare il tipo di lavoro in quota (copertura piana, falde, scale, strutture verticali, lavoro su fune)
- Valutare il rischio di caduta: distanza di caduta libera, presenza di ostacoli, altezza del piano di lavoro, tirante d’aria disponibile
- Determinare il sistema di protezione più idoneo: trattenuta, posizionamento, arresto caduta
- Selezionare componenti compatibili certificati secondo le norme EN applicabili
- Verificare la scadenza dei DPI: la durata è indicata dal fabbricante nelle istruzioni d’uso (tipicamente da 3 a 10 anni a seconda del materiale e del modello); la data di fabbricazione è riportata sulla marcatura
- Pianificare manutenzione e ispezioni periodiche secondo la UNI EN 365 e le istruzioni del fabbricante
I nostri approfondimenti su sicurezza Anticaduta, DPI e linee vita
Link alla norma UNI EN 397:2026 sul sito UNI
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